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La tomba delle lucciole, ovvero uno dei film più strazianti di sempre

La tomba delle lucciole è un film d’animazione giapponese di Isao Takahata. Si tratta di uno dei titoli più strazianti di sempre, come indicato nella seguente recensione.
Recensione La tomba delle lucciole (1988)

La tomba delle lucciole è un film d’animazione giapponese del 1988, scritto e diretto dal noto regista Isao Takahata, il quale ha co-fondato lo Studio Ghibli insieme ad Hayao Miyazaki. Il lungometraggio, la cui durata è di circa 88 minuti, è tratto dall’omonimo racconto semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka, e inizialmente è stato distribuito in Italia nel 1995 con il titolo Una tomba per le lucciole, ma dal 2015 è disponibile una nuova versione con un nuovo doppiaggio. Il titolo è quello preservato fino ad oggi, ossia La tomba delle lucciole: ma com’è effettivamente il film di Isao Takahata? Di seguito la recensione.

La trama di La tomba delle lucciole, film d’animazione di Isao Takahata

La tomba delle lucciole è considerato un film d’animazione tra i più impattanti in assoluto poiché mette al centro della trama due bambini, nello specifico due fratelli che durante la Seconda Guerra Mondiale cercano di sopravvivere disperatamente contando sulla reciproca compagnia, ma come svela l’incipit del lungometraggio non vi riescono. Infatti, nel giugno 1945 a Kōbe l’orrore della guerra si abbatte sul giovane Seita che si vede costretto a scappare al rifugio antiaereo con sua sorella Setsuko.

I due apprendono della tragica morte della madre e inizialmente vengono accolti in casa da una lontana parente, una zia che però finisce con il far pesare ad entrambi la loro presenza al punto tale da obbligarli ad andare via vivendo in un rifugio abbandonato nei pressi di un lago. Da lì in avanti il dramma non avrà mai fine, e i fantasmi dei bambini rivivono in flashback quanto vissuto fino al giorno della rispettiva morte.

La recensione di La tomba delle lucciole, ovvero uno dei film più strazianti di sempre

La tomba delle lucciole è uno dei film più strazianti di sempre, sì, ma perché Takahata ha avuto il coraggio di veicolare tramite la tecnica dell’animazione un contenuto coraggioso, politico, profondamente disumanizzante in quanto al cinismo impiegato dal cineasta. Se è pur vero che quest’ultimo trae ispirazione dall’omonimo romanzo, è altrettanto doveroso affermare che, attraverso un linguaggio cinematografico molto vicino al neorealismo italiano del dopoguerra, Takahata è capace di immergere gli spettatori in un racconto complesso sul piano ideologico. Infatti, la Hollywood del cinema classico americano ha la necessità di sconvolgere la narrazione tramite l’utilizzo di un nemico comune per poi tornare ad una condizione gioiosa, mentre il regista nipponico crede sia invece essenziale cogliere le numerose sfumature politiche relative al suo Giappone.

In realtà La tomba delle lucciole potrebbe essere un crudo ritratto di qualsiasi forma sociale insita nell’umanità contemporanea, così come in quella passata, poiché i personaggi adulti rappresentati sono egoisti, futilmente patriottici e davvero poco empatici. I fantasmi, come suggerisce Takahata, sono prima di tutto interni e poi semmai esterni, ragion per cui è opportuno riflettere umilmente sul proprio approccio alla vita e il personale modo di relazionarsi con gli altri, anche di fronte situazioni estreme e pericolose come quelle vissute durante la Seconda Guerra Mondiale. A dir poco clamoroso l’incipit di La tomba delle lucciole, dato che il 14enne Seita come un degno protagonista di un film noir – a proposito di generi classici – rende consapevoli gli spettatori circa il suo decesso (Viale del tramonto, per esempio), momento reso impattante a causa delle immagini che vedono le persone adulte camminare nei pressi del suo cadavere nella più totale indifferenza. Da lì si va a ritroso tramite flashback – l’onirismo è ancora una volta un tratto tipico del noir -, basta toccare il barattolo di latta contenente delle ossa (prima caramelle) per partire in un viaggio tragicamente indimenticabile all’interno della mente del giovane protagonista.

Per quanto riguarda i due giovani personaggi, c’è da dire che fa notevolmente effetto osservare come Seita si incarichi di fare l’adulto per tutelare la sorellina di 4 anni. Essendo pur sempre un bambino non mancano le scene dove piange disperato, ed è Setsuko a cercare di consolarlo con tenerezza. Le immagini insieme ai rumori evocano una determinata significazione, così da attivare una sorta di allarme costante che di tanto in tanto si placa per consentire a chi guarda di provare empatia per i protagonisti, pur essendo già stata annunciata la loro morte. Infatti, il pericolo è sempre dietro l’angolo e Takahata è un maestro nel celare l’orrore anche nei caldi ricordi di Seita: il rumore degli allarmi che annunciano l’arrivo delle bombe; i vermi sul cadavere della mamma ormai deceduta a causa delle ustioni; il cadavere coperto ma osservato con curiosità da Setsuko mentre gioca al mare con suo fratello. Entrambi, in un modo o nell’altro, vengono privati della loro infanzia, tant’è che il gesto finale della bambina, la quale mastica un oggetto di vetro pensando ad una caramella e scambia i sassi per riso (ringraziando il fratellone), potrebbe essere sia dovuto dai deliri scaturiti dalla malnutrizione che alla sua disperata volontà di riappropriarsi di una vita fin troppo presto strappatole via.

Il titolo è poi evidente nel suo simbolismo quando le lucciole servono proprio a connettere una felicità passata, e rinvigorita soltanto nel momento in cui fungono da luci notturne, ad una morte prematura. I bambini terminano la loro esistenza in modo eccessivo e tra l’indifferenza degli adulti, in seguito ad un disumano gesto di una lontana zia di non voler concedergli del cibo perché non lavorano per il Paese. Persino gli agricoltori e i medici non si interessano del destino dei due bambini, non prendono atto dell’importanza delle nuove generazioni e ragionano soltanto in termini egoistici, riluttanti (i fantasmi peseranno sulla loro coscienza?). Questo inutile e incoerente patriottismo non ha fatto altro che, storicamente parlando, alimentare le disuguaglianze sociali (da qui la famiglia che compra casa e ascolta la musica nel finale), l’odio e infine la morte. La tomba delle lucciole è, per tutte le motivazioni descritte, un capolavoro senza tempo di un regista visionario che ci ha tenuto ad utilizzare il cinema – in particolare l’animazione – per diffondere opere sociologiche, politiche e intensamente esistenziali. Persino quando gli sfondi bidimensionali del film sembrano ad oggi superati da tecniche avanguardistiche, si ha comunque l’impressione di poter immaginare le atrocità vissute nei lontani paesaggi dove dominano le fiamme e la cenere, ricordando l’urgenza dell’introspezione per evitare che i drammi possano perpetuare nel tempo.

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Recensione La tomba delle lucciole (1988)
La tomba delle lucciole
La tomba delle lucciole

Due fratelli si trovano costretti a sopravvivere senza casa e senza genitori a causa delle bombe incendiarie lanciate nel giugno del 1945 a Kōbe. La tragedia della loro breve vita viene mostrata attraverso dei flashback.

Voto del redattore:

10 / 10

Data di rilascio:

10/11/2015

Regia:

Isao Takahata

Cast:
Genere:

Drammatico, guerra

PRO

Il linguaggio cinematografico simile al neorealismo italiano
L’incipit e la conclusione dei giovani protagonisti
Le immagini e i suoni evocano un significato impattante
Il messaggio crudo e complesso sul piano ideologico, ma strettamente necessario ancora oggi
Nessuno