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Recensione – Breve film sull’uccidere: Kieślowski e la Polonia post-comunista

Versione estesa di Decalogo 5, pensato per la televisione polacca, Breve film sull’uccidere è un importantissimo lavoro di Krzysztof Kieślowski.
Recensione - Breve film sull'uccidere: Kieślowski e la Polonia post-comunista

Originariamente parte della serie di film per la televisione polacca Decalogo, Breve film sull’uccidere è la versione estesa di Decalogo 5, nonché film diretto e scritto da Krzysztof Kieślowski. Il lavoro del regista polacco, oggetto di grande ammirazione anche da parte di Stanley Kubrick, riflette sullo stato sociale, politico e storico della Polonia post-comunista in un film che affronta il delicatissimo tema della pena di morte. Di seguito, la trama e la recensione di Breve film sull’uccidere.

La trama di Breve film sull’uccidere (Decalogo 5) di Krzysztof Kieślowski

Breve film sull’uccidere racconta, in 83 minuti, la vita di tre personaggi che viene a coincidere in una Polonia particolarmente disastrata dal punto di vista storico e sociale: un tassista, assolutamente indifferente a chi cerca di realizzare una corsa e che finge di ignorare la maggior parte dei suoi (potenziali) clienti; un avvocato che sostiene l’esame per dare avvio alla sua professione, Piotr, che si oppone fortemente alla pena di morte e che si serve della tesi secondo cui, da Caino in poi, la pena di morte non è stata mai un valido deterrente; infine Jacek, un giovane di 21 anni che vive in preda allo smarrimento e che, per un motivo mai del tutto chiarito, decide di uccidere il tassista. Quando a Piotr, diventato appena avvocato, sarà affidato il caso di Jacek, scoprirà molto sul suo passato ma sarà troppo tardi per evitare la pena di morte che gli viene inflitta.

Recensione - Breve film sull'uccidere: Kieślowski e la Polonia post-comunista

La recensione di Breve film sull’uccidere: la crudeltà della pena di morte nel post-comunismo polacco

Stanley Kubrick sosteneva che il grande potere del cinema di Krzysztof Kieślowski risiedesse nell’incapacità di ridurlo ad una sola caratteristica, in virtù di quell’immensità tematica che pervade lo spettatore per mezzo di una drammaticità che arriva al cuore prima ancora di essere spiegata. Per questo motivo, la grande penuria di dialoghi del regista polacco – presente anche all’interno di Breve film sull’uccidere – è il tratto distintivo di un tipo di cinema che non ha bisogno di essere esplicitato. La versione estesa del Decalogo 5 di Krzysztof Kieślowski è, in effetti, un film che soltanto attraverso una prima lettura potrebbe essere considerato (soltanto) un lavoro che ragiona sulla pena di morte; addirittura, secondo alcune valutazioni critiche, il lavoro del regista polacco tenderebbe a rendere quasi il personaggio di Jacek un martire, quando in realtà l’operazione di Krzysztof Kieślowski risulta essere molto più radicata di quanto gli 83 minuti possano dimostrare.

Il primo tema è, evidentemente, quello della pena di morte, che risolve – in una disamina oculatissima della natura umana – il presupposto secondo cui non c’è alcuna differenza tra la fine della vita che viene provocata da colui che viene ritenuto un assassino e coloro che, invece, ritengono legalizzata la pena di morte dal punto di vista normativo; si prosegue, però, con un qualcosa di altro: fin dalle primissime scene del film, Breve film sull’uccidere mostra un topo morto e un gatto impiccato, richiamando iconicamente gli ultimi momenti del lungometraggio, proseguendo allo stesso modo per l’intero film, che si arricchisce di una serie di indizi in grado di comunicare da un lato la crudeltà della natura umana, dall’altro il triste stato di abbandono del popolo polacco, nell’età post-comunista che ha lasciato distruzione tanto urbanistica quanto morale. Il tassista che viene ucciso, del resto, ignora tutti i passanti anche se hanno freddo, fingendo di non guardare, mentre appare prodigo nell’offrire una corsa ad una giovane ragazza che invece lo ignora; di contro Jacek, un uomo che vive il medesimo stato di abbandono che grava sulla vita del tassista, ritiene la sua stessa vita il frutto di una serie di avvenimenti che potevano essere evitati e che lo conducono, all’età di 21 anni, ad uno stato di dissoluzione morale. Uccidere o non uccidere, allora, rappresentano nient’altro che il rovescio della stessa medaglia per un uomo che non può dirsi neanche realmente vivo e che vive quel nomadismo esistenziale che il cinema si è tanto occupato di raccontare nelle sue epoche precedenti.

Anche quando appare un barlume di speranza, rappresentato dall’avvocato Piotr, esso sembra scontrarsi con quell’ineluttabile crudeltà dell’essere umano, rappresentata in questo caso dall’istituzione che si oppone fermamente alla volontà di offrire un qualcosa d’altro: è il caso del giudice che ascolta, e apprezza, l’arringa finale di Piotr che tenta di opporsi alla pena di morte, ma che non può evitare il destino del suo assistito. Il film di Krzysztof Kieślowski sembra riflettere anche su una realtà che i nostri tempi – inglobati come sono da una politica (o un insieme di politiche) sociale che cela e distrugge le verità umane – conoscono perfettamente: battendosi fino alla fine con calci e strattoni, Jacek tenta di far conoscere il suo passato all’avvocato Piotr: è nello stato in cui si trova perché sua sorella è stata investita, dice, ma in nessun modo ciò avrebbe cambiato le cose; nonostante ciò, l’avvocato vuole ascoltare la verità del suo assistito, probabilmente per tutta la vita a suo dire, benché ciò gli sia negato perché “non funzionale” alla realtà delle cose. Breve film sull’uccidere restituisce allo spettatore una drammaticità che viene resa idealmente da una fotografia che si arricchisce dei toni seppia e delle cornici in chiaroscuro, evidenziando i volti in primo piano dei personaggi e generando un contrasto tra quella cupezza – quasi caravaggesca – del circostante e quei volti pallidi che si stagliano sullo sfondo, disastrato, che viene raccontato con incredibile sapienza.

Breve film sull'uccidere
Breve film sull’uccidere
8.5 / 10

Breve film sull'uccidere è la versione estesa di Decalogo 5, film per la televisione polacca di Krzysztof Kieślowski che riflette sul tema della pena di morte e sulla Polonia post-comunista.

Data di rilascio:

11/03/1988

Regia:

Krzysztof Kieślowski

Cast:

Mirosław Baka, Krzysztof Globisz, Jan Tesarz, Zbigniew Zapasiewicz, Barbara Dziekan, Aleksander Bednarz

Generi:

Drammatico

PRO

Fotografia con toni seppia e chiaroscuri
La disamina drammatica della natura umana
La capacità di raccontare il degrado della Polonia post-comunista
Nessuno