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Recensione – Delicatessen, commedia iperrealista di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro

Film del 1991, la commedia francese intitolata Delicatessen segna l’esordio di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro dietro la macchina da presa. Per approfondire i temi trattati e la messa in scena, seguono la trama e la recensione del film.
La trama e la recensione del film Delicatessen

SCHEDA DEL FILM

Titolo del film: Delicatessen
Genere: Commedia
Anno: 1991
Durata: 100 minuti
Regia: Jean-Pierre Jeunet, Marc Caro
Sceneggiatura: Marc Caro, Gilles Adrien, Jean-Pierre Jeunet
Cast: Pascal Benezech, Dominique Pinon, Marie-Laure Dougnac, Jean-Claude Dreyfus, Karin Viard, Ticky Holgado, Anne Marie Pisani, Bobam Janevski, Michael Todde, Edith Ker, Rufus, Jacques Mathou, Howard Vernon, Chick Ortega, Sylvie Laguna, Dominique Zardi, Jean-François Perrier, Patrick Paroux, Maurice Lamy, Marc Caro, Eric Averlant, Robert Baud, Dominique Betenfeld, Jean Luc Caron, Bernard Flavien, Raymond Forestier
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Hervé Schneid
Colonna Sonora: Carlos D’Alessio
Paese di produzione: Francia

Delicatessen è un film del 1991, diretto da Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro, figurando come loro lungometraggio d’esordio. A suo tempo, il titolo in questione ha riscosso un discreto successo di critica, tanto da ricevere una nomination ai Bafta del 1993 nella categoria Miglior film non in lingua inglese; in Francia ha ricevuto invece numerosi riconoscimenti ai César (6 nomination e 4 premi). Nel 2023 è stato restaurato in 4K e distribuito nuovamente al cinema a partire dal 20 novembre, segnando in realtà la sua prima data di uscita in Italia. Seguono la trama e la recensione del film.

La trama di Delicatessen, film diretto da Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro

Segue la trama di Delicatessen, film francese diretto da Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro:

 

“Ambientato in una Francia post-apocalittica, nella quale c’è scarsa possibilità di reperire del cibo e dove il mais è divenuto una moneta di scambio. Dato che la carne è praticamente impossibile da trovare, nella macelleria Delicatessen, con a capo il macellaio Clapet (Jean-Claude Dreyfus), hanno inventato un modo per ovviare a questo problema: attirare persone disperate alla ricerca di lavoro, affidare loro un estenuante incarico di factotum e, infine, trasformali in un succulento spezzatino. Il nuovo arrivato al macello, Louison (Dominique Pinon), è un ex-clown nonché un uomo un po’ ingenuo, che ha chiesto vitto e alloggio in cambio di lavori di pulizia e manutenzione. A differenza delle precedenti vittime prestabilite, Louison vive con un grande ottimismo nei confronti dell’umanità e ha uno spiccato senso pratico. Clapet vede in lui l’individuo ideale per bilanciare l’equilibrio precario del suo business.”

La trama e la recensione del film Delicatessen

La recensione di Delicatessen: alla riscoperta di una commedia iperrealista

Delicatessen è una commedia iperrealista che ha saputo resistere alla prova del tempo, al punto tale da poter ritenere il film un vero e proprio cult oggigiorno. Ciò è dato da un gusto eccentrico, dal quale la coppia di registi è riuscita ad elaborare una messa in scena memorabile, in grado di spiccare per la forma più che per il contenuto. La fotografia dalla tonalità seppia lascia presagire quanto si vedrà durante l’arco del racconto, adempiendo perfettamente al suo ruolo di cornice ideale per uno scenario post-apocalittico dove i grotteschi personaggi sfoggiano con enfasi un dirompente umorismo nero. Traendo ispirazione dalle opere di Clair, Tatì e persino Fellini, il duo francese riesce a scaturire nello spettatore un ambiguo disagio dato dalle pessimistiche sorti della convivenza civile, mescolando la comicità sopra le righe – quasi da burlesque – con gli elementi tipici del genere horror, mettendo in moto una sequenza di immagini incredibilmente suggestive, legate in via ossimorica tra il ripugnante e l’affascinante. Il dramma va di pari passo con l’orrore della lettura contemporanea avanzata per l’ipotetico panorama moderno, disegnando così delle scene in cui la vitalità sembra inarrestabile, seppur stridente. E a tal proposito, la colonna sonora assume dei toni aspri, sottolineando ancor di più i tratti eccentrici e ingombranti dei personaggi.

Gli unici a donare un filo di speranza sono i due bambini qui presenti, i quali anche nel finale del film si trovano nei pressi dei due protagonisti mentre suonano insieme, amorevolmente. Un raggio di luce esterna come non la si era mai vista prima, nell’arco dei circa 100 minuti di Delicatessen, eppure è fondamentale per cercare uno spiraglio a cui aggrapparsi all’interno di un mondo agghiacciante e alienante. Purtroppo ciò che non convince del film riguarda la parte centrale della narrazione, vistosamente ridondante nella sua proposta di commedia iperrealista, esasperando i suoi stessi connotati paradossali. Certo, filtrare la realtà sociale con uno sguardo così eccentrico e bizzarro non lo si vede tutti i giorni, eppure Delicatessen non riesce a preservare quel ritmo incalzante meravigliosamente premesso nel primo blocco del racconto. L’intuizione del montaggio sincopato che combina i movimenti dei personaggi mentre svolgono le loro azioni quotidiane – dal passare la vernice al togliere la polvere dal tappeto -, durante un assordante coito che si consuma a letto, rende la sequenza curiosamente musicale fino a che non termina in un atto di gioia (non)condivisa. Questo grado di divertimento viene pareggiato in un’altra scena dove sono sempre le molle a essere protagoniste, alternando le immagini di quanto avviene in una stanza con ciò che potrebbe succedere in un’altra, ottenendo un risultato tragicomico per ciò che concerne il tentativo di suicidio di Aurore. 

La stravaganza di fondo non viene però sempre giustificata, e a parte l’essere vittima dello scherno dei due bambini, non si capisce davvero il ruolo dell’uomo delle rane. La scelta estetica di alternare la fotografia dalla tonalità seppia con arredi scuri, rossi e verde, viene giustificata proprio dalla presenza di questa tipologia di personaggi alienati e a loro modo esagerati in tutto e per tutto. Molto più chiaro l’intento di rendere Louison una figura eclettica: in quanto ex clown, restituisce amaramente l’idea sia di tragicità che di comicità. L’espressività di Dominique Pinon è sicuramente producente, da questo punto di vista, e sembra quasi lavorare parallelamente tra l’acutizzazione e la sottrazione; d’altronde, lui e Julie hanno il desiderio di cambiare il microcosmo, anche quando quest’ultimo sembra essersi avviato verso la sua naturale conclusione. In Delicatessen sarebbe stato ancor più opportuno mostrare qualche elemento in più circa la struttura immaginaria della società presente, nonostante didascalicamente si faccia riferimento nei dialoghi agli alimenti che scarseggiano e all’opposizione ideologica di un gruppo di persone. Nel complesso, si tratta sicuramente di un film di cui si serba un ricordo, sia esso legato al fastidio provocato dai contrasti o allo sporadico divertimento enunciato dagli individui su di giri; se si fosse badato ancor di più al contenuto piuttosto che alla forma, con molta probabilità il suo valore sarebbe accresciuto maggiormente. 

Voto:
3.5/5
Arianna Casaburi
3/5
Gabriele Maccauro
2.5/5
Bruno Santini
3/5
0,0
Rated 0,0 out of 5
0,0 su 5 stelle (basato su 0 recensioni)
Voto del redattore:
Data di rilascio:
Regia:
Cast:
Genere:

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