Cerca
Close this search box.

Recensione – Ahsoka 1×05: La Guerriera Ombra

Ahsoka: la recensione del quinto episodio

SCHEDA DELLA SERIE:

Titolo della serie: Ahsoka
Genere: Sci-Fi, Fantasy

Anno: 2023
Durata: 50 min

Regia: Dave Filoni

Sceneggiatura: Dave Filoni
Cast: Rosario Dawson, Hayden Christensen, Ariana Greenblatt, Mary Elizabeth Winstead, David Tennant

Colonna Sonora: Kevin Kiner
Paese di produzione: Stati Uniti D’America

L’universo di Star Wars continua a fare i conti con il proprio passato espandendosi sempre di più attraverso la serie televisiva live action “Ahsoka“, la quale è non solo prequel della nuova trilogia, ma è anche spin-off di “The Mandalorian” e sequel della serie animata “Star Wars Rebels“. Dopo aver analizzato il quarto episodio, la serie si presenta con il successivo intitolato “La Guerriera Dell’Ombra“, disponibile ora su Disney Plus.

La trama di Ahsoka 1×05

Ahsoka Tano (Rosario Dawson) è intrappolata in un limbo tra la vita e la morte, entrando in una dimensione probabilmente conosciuta solamente ai jedi. In quella dimensione incontra, dopo tanti anni, il suo maestro Anakin Skywalker (Hayden Christensen), intenzionato a dare all’allieva un’ultima importante lezione, la quale le potrebbe essere fondamentale per sfuggire alla morte. Nel frattempo Hera Syndulla (Mary Elizabeth Winstead), la quale è atterrata sul pianeta Seatos senza autorizzazione, è decisa a ritrovare sia Ahsoka che la sua apprendista Sabine Wren (Natasha Liu Bordizzo) che sembrano ormai scomparse.”

Ahsoka: la guerriera ombra - la recensione dell'episodio 5

La recensione del quinto episodio: La Guerriera Ombra

Quando si parla di Star Wars è impossibile non pensare al viaggio: ogni avventura che abbiamo visto in ogni singolo film ha permesso allo spettatore di esplorare vaste galassie e nuovi mondi all’interno di esse, in parallelo con la crescita dei protagonisti. Dave Filoni raccoglie questo concetto e decide di paragonare l’anima del personaggio di Ahsoka ad un universo, rappresentando il suo limbo come una galassia piena di stelle, con ognuna di queste che può corrispondere ad un pezzo della vita passata della stessa Ahsoka. Filoni è chiaro: non si è mai troppo vecchi per scoprire un nuovo lato di sé ed imparare qualcosa dalla vita, così decide di mettere la protagonista completamente a nudo, facendola tornare un’adolescente una volta entrata nel portale dei ricordi. Con questa scelta di cambiare temporaneamente il corpo di Ahsoka, interpretata stavolta da una splendida Ariana Greenblatt, lo spettatore percepisce quanto il nostro subconscio ci rende ancora così piccoli rispetto alle paure che stiamo provando, come se non fossimo mai pronti.

La figura di Anakin, che torna ad essere maestro di Ahsoka un’ultima volta, è fondamentale: quando Ahsoka riconosce Anakin, vede in lui una figura misteriosa, come se non lo avesse mai capito fino in fondo, spaventata da ciò che è diventato. Visivamente splendide sono le alternanze tra lato chiaro e lato oscuro, attraverso giochi di montaggio di profondo impatto in cui solo lontanamente si percepisce l’inquietante armatura di Dart Vader, con un Hayden Christensen in una delle sue interpretazioni migliori (e ringiovanito in modo convincente rispetto al disastro combinato in “Obi-Wan Kenobi“). Con i flashback che ricostruiscono parte delle guerre affrontate in “Clone Wars” (comprensibili anche a chi non ha mai visto le serie animate), l’autore mette in evidenza la paura della morte e la fragilità di fronte al concetto di violenza. Proprio in questo esatto momento Anakin, attraverso le rappresentazioni del suo lato chiaro e del suo lato oscuro, costruisce simbolicamente la differenza tra la forza violenta per sfuggire alla paura lasciandosi in realtà consumare da essa (proprio quando lui è diventato Dart Vader) e la forza di sperare fino all’ultimo non arrendendosi mai e lottando fino alla fine: questo suo insegnamento, rappresentato da uno dei duelli più belli di tutta la saga, si riflette in Ahsoka, che cresce ancora una volta riscoprendo la forza dentro di lei

Questi concetti vengono mostrati in maniera molto sottile, attraverso azioni e frasi dei personaggi che possono apparire vaghe ma che in realtà racchiudono tutto il senso dell’evoluzione di queste figure che hanno accompagnato generazioni di spettatori: Dave Filoni comprende che tali spettatori sono ormai maturati e sceglie una via non didascalica, lasciando che siano le immagini a parlare. Il cineasta prende tutte le sue conoscenze della cultura orientale, riprendendo il concetto dell’anima messa alla prova all’interno del proprio io in punto di morte, attraverso figure familiari che possano scuoterla nella lotta e nel dubbio, per inserire nella saga un tipo di cinema più particolare e per nulla scontato. Anakin Skywalker non è solo un semplice cameo per esaltare gli appassionati nostalgici, ma dimostra, per l’appunto, che nessuno di noi è troppo vecchio per apprendere qualcosa da qualcuno che sembrava ormai aver detto tutto, con il personaggio che risulta arricchito e che diventa nuovamente simbolo di crescita e di speranza.

Ahsoka: la recensione dell'episodio 5

Un atto di fede

Dave Filoni è molto intelligente anche nel mostrare quello che succede al di fuori dell’anima di Ahsoka: i suoi amici, distrutti per la probabile sua perdita, vengono mostrati come dei personaggi costantemente messi alla prova dal dolore dell’ignoto e dalla probabile percezione che il nemico sia ormai irraggiungibile, con la nuova guerra che presto o tardi tornerà a sbocciare. Da qui Filoni usa gli occhi di Jacen Syndulla (Evan Whitten), il figlio di Hera, come unico personaggio capace di fornire forza a tutti quanti, essendo l’unico che riesce a percepire davvero la presenza di Ahsoka. Per Filoni, gli occhi delle nuove generazioni devono essere ascoltate, devono essere un monito per ricostruire ciò che ormai sembra perduto, proprio come Ryan Johnson aveva mostrato l’ultimo pezzo di speranza in “Star Wars: Gli Ultimi Jedi“. Tralaltro ancora una volta il personaggio, pur proveniente direttamente da “Star Wars: Rebels“, viene presentato in modo che anche lo spettatore che non ha visto le serie animate non sia per nulla estraneo al contesto.

Ed è proprio nella parte finale dell’episodio che l’autore resuscita definitivamente tutta la spettacolarità che ha reso grande Star Wars agli occhi del pubblico nel 1977, sorprendendo sia i personaggi che lo spettatore stesso della meraviglia che la galassia può presentare, con nuove creature visivamente perfette grazie a effetti straordinari che raramente si sono visti in televisione. I personaggi entrano a contatto con il mondo che lo circonda e si connettono alle meraviglie della natura diventando tutt’uno con la Forza: la grandezza dell’infinito del cosmo si connette, ancora una volta, con la crescita dei personaggi che decidono di tuffarsi in un vero e proprio atto di fede. Perché è questa la Forza, in tutti i sensi, di Star Wars: la speranza di un domani migliore creata dal fatto che le persone scelgono di non arrendersi anche quando non sanno se il loro salto nel vuoto possa effettivamente concretizzarsi. I ribelli, per sempre protagonisti delle storie di Star Wars, vengono messi al centro di un’odissea visiva eccezionale, dove l’autore evidenzia che tutto ciò che amiamo di Star Wars lo dobbiamo sì allo spettacolo, ma quest’ultimo non darebbe lo stesso impatto se i sentimenti degli eroi non viaggiasse insieme ad esso. Con questo quinto episodio, Dave Filoni ha riassunto oltre 40 anni di avventure in un’unica ascesa interiore, rendendo “La Guerriera Ombra” un capolavoro che verrà ricordato per sempre nella saga.

0,0
Rated 0,0 out of 5
0,0 su 5 stelle (basato su 0 recensioni)
Voto del redattore:
Data di rilascio:
Regia:
Cast:
Genere:

PRO