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The Nun II – La Recensione del nuovo film del The Conjuring Universe

The Nun II: di seguito la recensione del nuovo film della saga di The Conjuring, diretto da Michael Chaves

SCHEDA DEL FILM

Titolo del film: The Nun II
Genere: Horror
Anno: 2023
Durata: 110′
Regia: Michael Chaves
Sceneggiatura: Ian B. Goldberg, Akela Cooper, Richard Naing
Cast: Taissa Farmiga, Jonas Bloquet, Bonnie Aarons, Storm Reid, Katelyn Rose Downey, Anna Popplewell
Fotografia: Tristan Nyby
Montaggio: Gregory Plotkin
Colonna Sonora: Marco Beltrami
Paese di produzione: USA

Inizialmente rimandato a causa della pandemia di Covid-19, poi realizzato lo scorso autunno, è uscito il 6 settembre nelle sale italiane The Nun II (diretto da Michael Chaves), seguito del film del 2018 The Nun – La vocazione del male ed ennesimo capitolo della prolifica saga iniziata nel 2013 da The Conjuring – L’evocazione di James Wan.

La trama di The Nun II, l’ultimo film della saga di The Conjuring

Sono passati quattro anni da quando suor Irene (Taissa Farmiga) ha respinto il demone Valak (Bonnie Aarons), nel monastero a Cârța, in Romania. Ora vive in convento e fa conoscenza con Debra (Storm Reid), una novizia che rifiuta di confessarsi non riuscendo a credere ai misteri della fede. Nel frattempo in Francia, a Tarascon, un prete viene ucciso arso vivo da Valak, che ha posseduto Maurice (Jonas Bloquet), ora suo tramite, quando ha salvato Irene, ed è fuggito dalla Romania. Il demone ha mietuto altre vittime, le quali sembrano discendere dalla famiglia di Santa Lucia da Siracusa, martirizzata nel IV secolo. La Chiesa si rivolge a Suor Irene – l’unica persona ancora in vita ad aver combattuto Valak con successo – e la incarica di partire per indagare sulle morti, con la speranza che possa rispedire il demone agli Inferi definitivamente. Debra sceglie di seguirla; vuole essere testimone di un miracolo al costo di rischiare la vita. Le sorelle scoprono il vero obiettivo di Valak: entrare in possesso di una potente reliquia, gli occhi di Santa Lucia, asportatile prima dell’esecuzione, ora conservati nella cappella di un istituto femminile. Se dovesse appropriarsene, il suo potere maligno crescerebbe a dismisura.

Di seguito la recensione di The Nun II, l'ottavo film del Franchise di The Conjuring

La recensione di The Nun II, L’ennesimo capitolo del franchise più sopravvalutato degli ultimi anni di Cinema

The Conjuring (James Wan, 2012) è l’unico film veramente buono di una saga estremamente prolifica e redditizia presso il grande pubblico;  i vari seguiti e spinoff non offrono quasi nulla di autoriale, presentano un vuoto contenutistico non indifferente (anche se non richiesto) e mancano l’intrattenimento, la sola e unica componente  davvero necessaria. The Nun II è il nono capitolo del franchise e ha un plot di partenza che è letteralmente il medesimo del predecessore: le ambientazioni e il macguffin sono differenti, ma il resto è pressoché invariato, una copia carbone bastevole ad un pubblico ben poco esigente, una serie di sequenze simil-horror tenute assieme dal montaggio, buone per costituire l’ennesimo b-movie concepito per sfruttare un marchio remunerativo.

Non c’è un vero tentativo di offrire al pubblico un prodotto sì di largo consumo, ma realizzato con mestiere o idee interessanti attorno al genere; Il film di Michael Chaves, già regista di La Llorona – Le lacrime del male (2019) e di The Conjuring – Per ordine del Diavolo (2021), è una minestra riscaldata lunga un’ora e cinquanta – almeno venti minuti di troppo – riempita di jumpscares e scelte di messa in scena ridondanti. Ed è problematica questa impersonalità registica così diffusa negli horror contemporanei, l’interscambiabilità dei filmmakers di sistema: la saga di The Conjuring potrebbe essere almeno una palestra per autori emergenti, ma Wan sembra affidare la scrittura e la realizzazione dei vari capitoli ai prestanome di un AI, che porterà sullo schermo gli stessi clichès di film in film. 




La propaganda religiosa è forse una delle più fastidiose costanti della saga; in questo The Nun II la novizia Debra non riesce a credere, in particolare la Transustanziazione le appare come un rito inspiegabile. Quando assisterà al miracolo, la liberazione di Maurice tramite gli occhi di Santa Lucia, si convincerà del potere della fede e sconfiggerà Valak pregando assieme a Irene: diverse botti ricolme di vino, benedetto lì per lì, sgorgheranno il sangue di Cristo sul demone, in quello che è un impacciatissimo omaggio all’iconica sequenza dell’ascensore di Shining

Neanche a dirlo, la materia attorno a cui gira a vuoto questo audiovisivo del tutto anonimo, la religione, in particolare alcune figure e aspetti del Cattolicesimo, è trattata in maniera puramente pretestuosa. Non c’è alcun ragionamento in merito, né tantomeno un lavoro sull’immagine del martirio, potenzialmente suggestivo. Lo spettatore deve accontentarsi del volto in Computer Grafica di Valak sbucare dal buio con un improbabile ruggito. Gli effetti digitali sono infatti pigramente concepiti e inseriti qua e là senza criterio. La colonna sonora originale è lo stereotipo del film horror mediocre e si limita a sottolineare qualche momento che aspira ad essere “di tensione”.  Cosa si salva, agli occhi di chi scrive? Le interpretazioni. Basta, nulla più. Così, in questo 2023, titoli come The Nun II o L’esorcista del Papa, affossano un genere splendidamente iniziato dal genio di William Friedkin e William Peter Blatty, lo trascinano al grado zero di interesse. Fortunatamente L’esorcista tornerà al Cinema dal 4 ottobre prossimo, per celebrare il cinquantesimo anniversario dall’uscita; che le sale possano straripare, anche degli amanti dei filmetti della saga di The Conjuring, i quali sostengono di averlo già visto cento volte. Certo, come no…

Voto:
2/5
Christian D'Avanzo
1.5/5
Alessio Minorenti
1.5/5
Andrea Barone
2/5
Data di rilascio:
Regia:
Cast:
Genere:

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