Recensione – Nimona: un medioevo rockeggiante nel nuovo film Netflix d’animazione

Un nuovo rockeggiante film d’animazione per Netflix che, in certi versi, prova a ricalcare il dissacrante stile narrativo del leggendario Shrek del 2001.
Nimona recensione film d'animazione Netflix

Disponibile dal 30 giugno su Netflix, “Nimona” è un’avvincente avventura fantasy diretta dalla coppia di registi Nick Bruno e Troy Quane, in seguito al precedente lavoro d’animazione su “Spie sotto copertura” del 2019. Ecco di seguito la recensione di “Nimona”, il nuovo film d’animazione Netflix.

Nimona film Netflix d'animazione

Nimona: la trama del film d’animazione Netflix

In un tecnologico medioevo futuristico, la popolazione onora i Cavalieri del Regno: gruppo d’élite in protezione dei cittadini e fondato dalla regina Gloreth (mille anni prima della narrazione del film) quando sconfisse il “Grande Mostro Nero” e lo confinò al di là del grande muro che difende la città, con i mostri che vengono banditi una volta per tutte dal Regno. Al presente avviene la cerimonia per scegliere i nuovi Cavalieri che dovranno difendere il regno.

 

Tra questi, l’amata e innovatrice regina Valerin decide di scegliere Ballister il quale, a differenza di tutti gli altri Cavalieri e contro la tradizione millenaria di scegliere i difensori del regno su base ereditaria, è un semplice uomo del popolo ed abile guerriero. Una scelta per poter concedere a chiunque del regno di diventare un giorno Cavaliere qualora fosse degno, senza dover scegliere i meritevoli per linea sanguigna, ma la decisione si rivolterà contro la stessa regina.

 

Durante la cerimonia infatti, inaspettatamente la spada di Ballister si attiva misteriosamente e trafigge la regina, mentre il legame amoroso dello stesso Cavaliere (Sir Ambrosius Goldenloin, discendente diretto di Gloreth) è costretto ad amputargli un braccio in difesa della sovrana che, colpita, muore. Il nuovo queen slayer riesce a fuggire, ricercato numero 1 per tutto il Regno. Ma Ballister è innocente, di animo buono e deve riuscire a convincere di essere stato incastrato. Per farlo corre in suo aiuto Nimona, un mostro anarchico che vuole cambiare le cose…e distruggere tutto.

Nimona, la Recensione: una favola contro il pregiudizio che parte da “Molto Molto Lontano”

Sembrerebbe innegabile come il principale punto di riferimento per “Nimona” sia lo straordinario “Shrek” del 2001 che sì, il primo premio Oscar ad un film d’animazione ha completamente stravolto il genere – soprattutto per i suoi contenuti tematici – con una buona maggioranza dei prodotti successivi che sono figli degli insegnamenti delle avventure dell’orco verde più amato del cinema, ma il riferimento viene anche direttamente omaggiato. Si apre infatti con un “Once upon a time…” alquanto satirico e che, col senno del poi, si prende gioco tanto della narrazione quanto dello spettatore (senza ovviamente la genialità dell’intro del film del 2001), ma che già fissa il focus principale di “Nimona”: la narrazione del mostro.


Il film d’animazione diretto dalla coppia di registi Nick Bruno e Troy Quane è infatti una favola contro il pregiudizio, contro la retorica e dannosa narrazione che viene continuamente fatta da chi detiene il cd “quarto potere” su chi deve essere il mostro, il nemico, il diverso. Questo appunto non perché effettivamente lo sia, ma perché scritto su pagine di storia, raccontato dai politici e bombardato mediaticamente via social. In questo clima si svolgono le vicende di Sir Ballister, in una realtà di futuristico medioevo che diviene particolarmente rockeggiante con l’arrivo in scena del mostro non mostro Nimona: misteriosa mutaforma adolescente che, vedendo nel soldato la stessa sorte di esiliato/emarginato/braccato che è toccata a lei, decide di offrirsi come spalla in suo aiuto.


Parte così un’avventura avvincente, che si veste da buddy-movie nelle comiche sequenze action e nelle interazioni tra i due improbabili aiutanti, ma che sa anche assestare incisivi e drammatici colpi tematici che possano arrivare al pubblico generalista ma, soprattutto, ai più piccoli, perché appunto non si dovrebbe insegnare loro a trapassare il cuore del primo mostro che capita con la propria spada. Una politica sociale, quella di isolare l’isolato ed emarginare l’emarginato, che poi si rivela fucina di mostri veri, oscuri e distruttivi, con solo il desiderio di ribellarsi e vendicarsi del “sistema”, per poi finire ad assistere a simil Godzilla pronti a distruggere la città (non a caso il Kaiju naturale frutto distruttivo della cattiva creazione e manipolazione).


Un ever green ripreso abilmente dalla sceneggiatura che, non solo funziona nella sua trattazione dell’insensatezza del razzismo (qui allargata proprio all’icomprensione del diverso) e per la caccia alle streghe di deltoriana memoria a mostri che non esistono (solo perché “ordinata” dal quarto potere), non solo riesce ad essere convincente nella sincerità nella scrittura dei personaggi e nel saper trattare degnamente le tematiche LGBTQ (che rappresentò un ostacolo per la Disney), ma si dimostra efficace anche nell’evocativa ambientazione filmica. Nonostante gli smartphone, macchine volanti e raggi laser, la popolazione rimane relegata ad un medioevo classista, da guerra fredda, dove aleggia la minaccia invisibile (inesistente) che crea volutamente disordine tra la popolazione.

Nimona, la Recensione: un film necessario e divertente, ma in una guerra tra “cloni”

L’ultimo film d’animazione Netflix “Nimona”, diretto da Nick Bruno e Troy Quane, riesce a trasmettere efficacemente un messaggio necessario attraverso un intrattenimento sfrenato e molto divertente. Il ritmo è decisamente coinvolgente, le sequenze action sono comunque ben assestate ed in genere il film, riferendosi principalmente appunto ad un pubblico più giovane, riesce a colpire efficacemente durante la sua brillante narrazione che sa regalare anche colpi di scena, più o meno inaspettati. La nota stonata di “Nimona” sta probabilmente nella sua sfortuna nell’aver visto la luce abbastanza tardi per le sue potenzialità.


Quello che il pubblico sta assistendo negli ultimi anni è uno stravolgimento dei canoni del genere d’animazione, dovuto anche e soprattutto grazie a pellicole come “Spider-Man – Un nuovo universo” che hanno trovato il punto di equilibrio perfetto tra grande lavorazione tecnica sul disegno e nell’impianto grafico, unito ad una messa in scena pop e fuori dagli schemi che sta trascinando una buona fetta dei prodotti del genere. Per quello che è possibile vedere in “Nimona”, nella sua rappresentazione tanto grafica quanto nel suo spirito pop e rockeggiante, il 2023 risulterebbe effettivamente fuori tempo massimo. Una produzione infatti particolarmente tortuosa che inizia nel 2015 ad opera dello studio d’animazione Blue Sky, sotto l’egida della Fox, la quale è stata definitivamente acquisita dalla Disney nel 2021, comportando conseguentemente la chiusura dei Blue Sky Studios con la produzione del film che è stata annullata, prima che venisse rilevata da Annapurna Pictures e Netflix. Dovendo anche incorporare lo stile dell’omonimo romanzo al quale “Nimona” si adatta, la base semplice e geometrica dell’animazione è rimasta sostanzialmente al 2015, con gli impulsi pop e fuori dagli schemi che allora sarebbero stati a suo modo rivoluzionari ma che, purtroppo nel 2023, si perdono in una guerra tra “cloni” (non a caso, per quanto riguarda l’aspetto più prettamente grafico, di stile e character design si fa pieno riferimento alla serie d’animazione “Star Wars – The Clone Wars”). Oltre infatti ad un soggetto di partenza sicuramente non originale e da minestra riscaldata, con i giochi di fiducia tra i personaggi che saltano anche in modo spesso troppo preventivato, il videoludico comparto grafico presenta uno stile fin troppo piatto, bidimensionale e privo di particolare caratterizzazione che, sebbene fedele alla propria linea, non riesce ad incidere particolarmente in termini di potenza visiva.


Questo rimanendo nella sensazione che “Nimona” si perda nella guerra tra cloni di tutti i prodotti d’animazione più recenti e contemporanei che attraverso l’innovativo stile grafico, narrativo e sonoro intendono rivoluzionare il genere, tanto nei lungometraggi (senza dover citare nuovamente il film del 2018 o il nuovo “Spider-man: across the spiderverse”) quanto nelle serie tv (“Arcane”, “La leggenda di Vox Machina”). Ma preso singolarmente, il nuovo film Netflix rimane comunque particolarmente convincente, manda un messaggio necessario che non dovrà mai essere scontato in modo efficace, diverte ed intrattiene, regala momenti intensi grazie all’unione tra comparto grafico (che comunque, al netto di quanto detto sopra, rimane di un certo livello, specialmente nella fluidità e nella palette cromatica) e l’ottima colonna sonora di Christophe Beck che sa regalare momenti sia intensi che adrenalinici. Nimona si pone così ad Avatar del diverso necessario, pieno di anarchica vita e di coinvolgente energia, che necessita solo di essere compreso ed accettato, nonostante le sue forme, per essere finalmente eroe e non finire per diventare un mostro vero. “Io ti vedo Nimona“…e a fine visione rimane una piacevole sensazione da casa Netflix.

Valutazione
3.5/5