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Recensione – Viaggio verso Agartha: avventura, azione e romanticismo, in un viaggio per dire “addio”

Viaggio verso Agartha recensione

In seguito al buon successo riscontrato sia con la sua opera prima “Oltre le nuvole, il luogo promessoci” e sia con il successivo “5 cm al secondo” del 2007, il terzo lungometraggio prodotto, diretto, scritto e montato da Makoto Shinkai inizia ad essere il primo tassello alla consacrazione definitiva per l’animatore e regista giapponese.

Di seguito la recensione di “Viaggio verso Agartha”, sebbene in Italia sia stato distribuito dal 2019 anche con il titolo “I bambini che inseguono le stelle”, avvicinandosi a quello internazionale “Children who chase lost voices”.

Viaggio verso Agartha Asuna

Viaggio verso Agartha: la trama del film di Makoto Shinkai

Orfana di padre da quando era piccola e con la madre infermiera spesso assente per motivi di lavoro, Asuna è una giovane studentessa brillante, solare e figlia modello anche nel gestire le semplici faccende domestiche. Tra un libro e un altro, la giovane trova quasi sempre il tempo di rifugiarsi in un luogo segreto sulle colline, per potersi rilassare nell’ascoltare piacevolmente la musica e i programmi trasmessi da una vecchia radio regalatale dal padre prima che morisse.

 

Un giorno Asuna sente una strana musica, mai ascoltata prima e che, nei giorni successivi, non riuscirà più a ritrovare su quella misteriosa frequenza. Da lì a poco la ragazza farà la conoscenza del giovane Shun: misterioso ragazzo che inizierà fin da subito ad avvicinarsi ad Asuna, narrandole del mondo da cui egli proviene. Quest’ultimo è infatti il leggendario mondo sotterraneo di Agartha, popolato da creature fantastiche ed oggetto di favole e miti di molte culture da secoli.

 

Inizialmente tanto scettica quanto affascinata dal racconto del giovane, quando Shun scompare improvvisamente Asuna farà squadra con il suo professore Ryūji per partire alla volta del mondo di Agartha, alla ricerca del leggendario Portale della Vita e della Morte, capace di riportare in vita i defunti. Ma la ragazza non è la sola a voler arrivare ai segreti del magico mondo di Agartha.

Viaggio verso Agartha – la recensione: la maturità di Shinkai passa per il cinema di Miyazaki

<<Laggiù sopravvive ancora la conoscenza di divinità dimenticate e sembra che lì sia possibile esaudire ogni desiderio, persino resuscitare i morti.>>

 

Agartha è un regno leggendario “inaccessibile” che, secondo molte civiltà antiche orientali, si troverebbe all’interno della Terra nell’Asia centrale, diventando un soggetto di culto per il misticismo e l’esoterismo, giungendo persino al nazismo il quale finanziò una spedizione per cercare l’entrata al Regno Antico. Sebbene infatti il titolo internazionale del film quasi giustificherebbe la nuova traduzione italiana in “I bambini che inseguono le stelle”, è il leggendario regno “inaccessibile” ad essere elemento cardine di “Viaggio verso Agartha”.

 

Una breve contestualizzazione per richiamare quanto il terzo film di Makoto Shinkai non sia solo indissolubilmente legato al tema mitologico, ma anche e soprattutto fortemente legato a chi ha fatto del misticismo e della mitologia un elemento fondamentale dell’animazione giapponese, come il maestro Hayao Miyazaki.
“Viaggio verso Agartha” si intreccerebbe così nei suoi continui riferimenti al celebre “Princess Mononoke” tanto nell’impostazione narrativa, quanto nella caratterizzazione sia delle creature fantastiche sia nel design dei personaggi e appunto nel ruolo ricoperto dal misticismo e dalla mitologia per poter trasporre sentimenti umani terreni ed universali.

 

L’anime in questione infatti non è nient’altro che un effettivo racconto di formazione per la giovane Asuna, con gli altri personaggi che vivono assieme a lei un martellante processo di elaborazione di un lutto che c’è già stato o che deve ancora avvenire. Un road-movie verso l’ignoto, a stretto rapporto con la Morte e l’Addio, che intreccia anche la rinascita, il legame padre-figlia, l’amicizia nata per caso verso uno sconosciuto e la voglia di continuare ad andare avanti senza fermarsi. Ancora una volta il cinema di Shinkai sfoggia brillantemente il conflittuale dualismo della vita e dei sentimenti umani, qui anche nella buona compagnia dei rapporti di fiducia/diffidenza verso lo straniero e lo sconosciuto.

 

Diffidenza verso appunto l’organizzazione militare che si vuole impossessare i segreti del magico mondo che – sempre con riguardo il legame con la sontuosa opera di Miyazaki – configurerebbe l’avara e la predominante natura umana nel voler valicare i confini della Natura, della scienza, dello spazio e del tempo per i propri egoistici scopi. Umani che distruggono il mondo attorno a loro e che si ritrovano inevitabilmente impotenti contro le “divinità” quando, per raggiungere i propri scopi, bastava avere lo stesso cuore di una bambina.

Viaggio verso Agartha mondo sotterraneo

Viaggio verso Agartha – la recensione: “avventura, azione e romanticismo, in un viaggio per dire addio”

Questa sarebbe la tagline di “Viaggio verso Agartha” proposta dallo stesso Makoto Shinkai che, come per il precedente “5 cm al secondo”, si fa carico di gran parte dell’aspetto produttivo del film. Il regista infatti dirige, monta, produce e scrive un film d’animazione particolarmente adulto – per le sue esistenziali tematiche nel rapporto tra Vita e Morte – ma esalta il tutto con una componente particolarmente incalzante di avventura e azione fantastica.

 

L’esile confine con il mondo onirico, particolarmente influente nella filmografia del regista giapponese, qui si spezza completamente, con il fantastico che diventa terreno e viceversa. Oltre infatti ai personaggi principali di “Viaggio verso Agartha” è infatti il leggendario mondo sotterraneo ad essere vero protagonista assieme alle sue incredibili creature fantastiche. Come già citato, molte di queste ultime (e non solo) sono inevitabilmente derivative dell’immaginario iconografico delle opere dello Studio Ghibli – in particolare con il film del 1997 – ma Shinkai è troppo talentuoso per abbassarsi al semplice lavoro di copisteria.

 

Il comparto grafico di ottimo livello registra infatti una continua e costante maturazione tecnica del regista nel campo dell’animazione, curando maggiormente qui l’attenzione verso i particolari, tanto nella scenografia (sempre immaginifiche, evocative e ricche di colore) quanto nel character design dei personaggi. Un film che quindi gode di un’impostazione visiva di rara potenza, fluida e luminosa, ma che non si “accontenta” di regalare squarci di bellezza.

 

Bilanciando a dovere l’importanza e la carica esistenziale delle sue tematiche infatti, la sceneggiatura di “Viaggio verso Agartha” riesce a ricostruire anche una psicologia dei personaggi alquanto semplice ma efficace, ben intrecciata e che non cozza con un montaggio e trovate narrative particolarmente ricche di azione. Al momento il terzo film di Makoto Shinkai rimane infatti il suo prodotto più strettamente legato all’avventura (dell’eroe), all’azione e alla componente squisitamente fantasy, con combattimenti, mostri, demoni e Dei.

Valutazione
4.5/5
Giovanni Urgnani
4/5